Cronaca

Sfruttamento del lavoro: la città centro nevralgico del lavoro illecito. Maxi sequestro a Prato

Tute e camici venivano realizzate perlopiù in regime di sfruttamento lavorativo.

Sfruttamento del lavoro: la città centro nevralgico del lavoro illecito. Maxi sequestro a Prato
Cronaca Prato, 06 Luglio 2022 ore 13:14

La provincia di Prato centro nevralgico, a livello nazionale, della produzione tessile e manifatturiera, sia legale che "illecita".

La sistemica violazione dei diritti dei lavoratori, delle norme in materia di sicurezza e previdenza comporta un abbattimento dei costi di produzione che attira sistemi criminali di portata nazionale. Inoltre, l'inchiesta conferma come la criminalità straniera di origine cinese, soprattutto da profitto, abbia superato la tradizionale "endogamia", e avvii proficue collaborazioni con il crimine nostrano".

È quanto emerge dal maxi operazione della Polizia di Stato dove c’è stato un sequestro “ha disposto 4 custodie cautelare in carcere, 6 arresti domiciliari, 2 divieti di esercitare uffici direttivi in persone giuridiche e/o imprese e 4 ulteriori obblighi/divieti di dimora, nei confronti di 16 soggetti, raggiunti da gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di violazione del divieto di subappalto in contratti con la pubblica amministrazione (a1iicolo 21 della legge 646 del 1982), frode nelle fomiture pubbliche, truffa aggravata ai danni dello Stato, sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera clandestina, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, sottrazione di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'Autorita amministrativa, violazione di sigilli, falsita ideologica commessa da privato in atto pubblico e falsa attestazione a un pubblico ufficiale su identita o qualita personali proprie o altrui”.

L'inchiesta, avviata nel dicembre del 2020, svolta dalla Squadra Mobile di Prato, nonché dal Gruppo Specializzato per la prevenzione e contrasto ai fenomeni di sfruttamento  de! lavoro  dell'ASL  di Prato,  per quanto  di competenza,  e stata suppmiata da attivita tecniche, ed ha tratto origine dall'esposto presentato da una sigla sindacale che ha denunciato le condizioni di sfruttamento poste in essere dai titolari di una ditta operante nel settore tessile riconducibile a cittadini cinesi qui residenti, in pregiudizio di un lavoratore senegalese.

In estrema sintesi, le indagini hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari a carico di imprenditori cinesi, ritenuti responsabili di aver sfruttato lavoratori in condizioni di bisogno, tra cui cittadini pakistani, bengalesi, cinesi e centrafricani, molti dei quali irregolari sul territorio nazionale, impiegati in modo continuativo, anche per 12 ore al giorno e nei giorni festivi, alla fabbricazione di milioni di dispositivi sanitari oggetto di appalti pubblici. Tute e camici che venivano realizzate per lo piu in regime di sfruttamento lavorativo all'interno di aziende condotte anche in via di fatto da cittadini di nazionalita cinese nell’ambito di un subappalto illecito, non autorizzato dalla pubblica committenza.

Commissario Straordinario per l'emergenza covid-19, con la quale è stata affidata al Consorzio GAP il 12.11.2020, la fornitura di 5.500.000 di tute protettive monouso sterilizzate al prezzo unitario di 8.10 €, per un totale di euro 44.500.000,00 €, nonché 5.500.000 di tute protettive monouso non sterilizzate al prezzo unitario di 7.10 euro per un totale 39.050.000,00 euro.

Sempre nel medesimo contesto investigativo, e stata data esecuzione ad un sequestro preventivo di denaro, beni mobili, mobili registrati ed immobili, nonche quote societarie, per un valore di oltre 43 milioni di euro, nei confronti dei 6 indagati riconducibili alla gestione di fatto o di diritto del consorzio romano.

Inoltre, oltre alla sistematica violazione del divieto di subappalto, sono acquisiti gravi indizi circa la commissione di reati di frode nelle fomiture e di truffa ai danni dello Stato, consistita principalmente nella realizzazione e importazione indebita di tute protettive dall 'Albania sebbene il Consorzio GAP fosse gravato contrattualmente dall'obbligo di assicurare nella produzione dei DPI il "made in Italy".

Nel medesimo contesto investigativo, nelle province di Reggio-Emilia, Lecco, Pisa, Campobasso, Vicenza, Bologna, Arezzo, Torino, Brescia, Lecce, Pavia, Modena e Isernia, sono stati notificati 11 ulteriori informazioni di garanzia nei confronti di altrettanti indagati, non destinatari di misura cautelare ma di perquisizione personale e domiciliare, estesa anche ai luoghi di lavoro (aziende tessili), e/o sequestro preventivo di beni.
Si tratta, prevalentemente, di imprenditori italiani e stranieri, "terzisti", le cui ditte hanno concretamente prodotto parte dei camici e tute destinati alle pubbliche forniture in argomento, ed ai quali viene contestata infatti sostanzialmente la violazione del divieto di subappalto in commesse pubbliche e la frode in pubbliche forniture.
Infine nel contesto investigativo e emersa anche una ipotesi di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, relativa agli emolumenti della cassa integrazione guadagni elargiti per alcuni dipendenti di aziende che in realta hanno continuato ad essere impiegati stabilmente nel periodo dell'emergenza pandemica.

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