Un ritardo nella diagnosi e un intervento chirurgico considerato inappropriato. Questi sono i motivi per cui il tribunale di Firenze ha condannato l’Asl Toscana Centro a risarcire oltre 260mila euro alla famiglia di una donna di 35 anni, deceduta dopo anni di malattia.
La vicenda inizia quando la paziente, dopo aver scoperto una massa al seno, si sottopone a controlli iniziali che non rivelano criticità. Nonostante la persistenza dei sintomi, per mesi non vengono effettuati accertamenti approfonditi, fino a quando la situazione si fa drammatica con una diagnosi di carcinoma ormai tardiva.
Secondo quanto stabilito in sede giudiziaria, anche il successivo intervento chirurgico è stato realizzato senza le necessarie valutazioni preliminari e senza un adeguato percorso condiviso tra specialisti, risultando quindi non solo inutile ma anche dannoso per la paziente.
La donna è deceduta nel 2018.
Il giudice ha riconosciuto le responsabilità sanitarie sia per il ritardo nella diagnosi sia per le scelte terapeutiche errate, oltre alla mancanza di un consenso informato valido. Il risarcimento comprende anche i danni subiti dal marito e dal figlio, segnati da un lungo periodo di sofferenza.