La Procura di Prato ha comunicato la conclusione delle indagini riguardanti il presunto ricatto ai danni di Tommaso Cocci, ex capogruppo di Fratelli d’Italia a Prato. L’unico indagato è Andrea Poggianti, 36 anni, avvocato e vicepresidente del Consiglio comunale di Empoli, legato al centrodestra, accusato di aver agito per motivi di vendetta personale.
I fatti contestati
I fatti risalgono al periodo compreso tra settembre 2024 e settembre 2025. Secondo l’accusa, Poggianti avrebbe inviato diverse segnalazioni anonime a politici, istituzioni e media.
Le accuse e i reati ipotizzati
I reati contestati sono gravi: diffamazione e revenge porn, per la diffusione di foto intime di Cocci accompagnate da accuse infamanti, oltre alla tentata violenza privata. L’obiettivo del legale sarebbe stato screditare la candidatura di Cocci alle regionali e colpire la corrente politica dell’onorevole Chiara La Porta.
Nelle comunicazioni, La Porta e il parlamentare Giovanni Donzelli venivano accusati di coprire la condotta di Cocci. A differenza di Donzelli, l’onorevole La Porta ha presentato querela per avviare un’azione penale contro i responsabili. Gli inquirenti hanno inoltre menzionato complici non ancora identificati, per i quali si procede separatamente.
Collegamenti con altre indagini
L’indagine si intreccia con un caso di corruzione che ha coinvolto l’ex sindaca Ilaria Bugetti e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci. Quest’ultimo, molto vicino a Cocci, era Maestro Venerabile della loggia massonica “Sagittario” e avrebbe proposto Cocci come segretario della loggia. Per chiarire questi legami, la Procura ha sequestrato gli elenchi della Gran Loggia degli Alam, compresi quelli della “Sagittario”, per verificare la possibile esistenza di logge coperte.
La difesa di Poggianti
La posizione di Poggianti è complessa. Sebbene non risulti affiliato alla massoneria, nel suo smartphone e in una chiavetta USB sono state trovate tre immagini intime di Cocci, simili a quelle diffuse anonimamente. Inoltre, i periti hanno rinvenuto un elenco di destinatari delle lettere (politici e testate giornalistiche) aggiornato al 27 giugno 2025, data immediatamente precedente all’invio dei plichi.
Dal canto suo, Poggianti nega ogni accusa. La sua difesa si basa su un alibi temporale — sostenendo che le prime lettere furono inviate mentre si trovava all’estero per il viaggio di nozze — e sull’assenza di prove biologiche, poiché su buste e fogli non sono state trovate sue impronte digitali né tracce del suo DNA. L’indagato afferma di essere vittima di una “macchina del fango”. Ora la parola passa ai giudici.